Il gruppo di lavoro ideale

Spesso chiedo alle persone che partecipano ai miei corsi per aziende quali sono le caratteristiche di un gruppo di lavoro che permettono di lavorare al meglio. Chiudete gli occhi e portate alla mente il ricordo di un gruppo o un progetto in cui avete lavorato al meglio, cosa lo ha permesso? Quali condizioni particolari? Anche voi che leggete, pensateci un attimo, annotate cosa vi viene in mente. 

Guardate se le risposte sono simili a quelle che raccolgo io: 

  • fiducia reciproca nei partecipanti;
  • autonomia, no microcrontrollo del leader su ogni cosa;
  • supporto da parte dei colleghi;
  • obiettivo comune al quale tutti contribuiscono con il loro apporto; 
  • sentirsi ascoltati;
  • potersi fare qualche sana risata;
  • non aver paura di sbagliare;
  • poter chiedere aiuto;
  • disponibilità, buoni rapporti umani. 

Allora si lavora al meglio.E non ci sono eccessive pressioni, anzi il contrario. E’ un clima fatto di “sicurezza”, dove il mindset è orientato alla crescita, dove si possono portare contributi senza timore, dove si può essere creativi e umani, dove l’errore serve a far meglio. 
Può darsi che la nostra indole o la nostra educazione o le nostre abitudini non ci rendano dei leader che facilmente creano gruppi così, ma la buona notizia è che si può imparare.

I passi:

  1.  Quando l’ansia prende il sopravvento e ci porta ad essere ipercontrollanti, rigidi o irascibili, RICONOSCERLO; siamo sotto stress e reattivi, è umano. 
  2. FARE UNA PAUSA: riportare il sistema nervoso ad uno stato di calma e lucidità [pratiche di Mindfulness sono qui tutte consigliate, o semplicemente si può uscire e fare una camminata consapevole].
  3. RIFLETTERE (magari scrivendo) su quale sia il passo più utile da fare: cosa è veramente importante ora? cosa è utile fare?
  4. IMPLEMENTARE UN SISTEMA DI BUONE PRASSI (per il lavoro e per i meeting) che rendano il lavoro più costruttivo; individuare azioni e processi che mirino a:
    • promuovere l’apporto di contributi;
    • non creare tensione in caso di errori;
    • facilitare gli scambi e gli incontri; 
    • insegnare - se necessario, e quasi sempre è necessario - ad ascoltare;
    • incoraggiare la curiosità;
    • allenare la consapevolezza e il non giudizio. 

E’ un coltivare. Un coltivare che darà i migliori frutti. 

Per concludere, aggiungo un elemento da non sottovalutare, con nessuno e soprattutto con le generazioni più giovani: APPREZZARE. Significa ricordarsi di riconoscere ciò che va bene ed esprimerlo. Ciò che si apprezza nel lavoro, nell’impegno e nel comportamento degli altri va almeno detto. Non è scontato, aiuta sempre tutti a far meglio. 

Vedere l'uno nei molti, e i molti nell'uno” Thich Nhat Hanh

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Mindfulness e produttività

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Il vero primo passo: diamoci il permesso, mangiamo alla luce del sole