Cos'è la Mindfulness, per me.
Da anni mi barcameno con le definizioni di altri: a volte rispecchiano proprio quello che ho sperimentato (ma non del tutto), a volte le sento più fumose ma le esploro, fidandomi. La Mindfulness è comunque sfaccettata, ha infiniti risvolti, e una definizione non li può raccogliere tutti.
Una delle definizioni che non so da dove mi è arrivata è che la Mindfulness è come la cioccolata: non si può raccontare e va solo gustata.
Ieri, non so perché, preparando un lavoro, ho deciso di farmi coraggio e metter nero su bianco come la definisco ora io: la mia descrizione di una cosa che non si può descrivere, diciamo degli aspetti fondamentali della mia esperienza.
E’ venuto fuori questo:
Essere consapevoli di cosa sta succedendo fuori e dentro di noi (eventi, sensazioni, emozioni, pensieri) e allo stesso tempo non esserne completamente coinvolti. Lasciare che tra noi e gli eventi (interni ed esterni) si crei uno spazio che ci permette sia di osservare meglio ciò che sta accadendo, sia di concepire altre possibilità e scegliere poi la cosa più utile da fare, momento per momento.
La consapevolezza è allo stesso tempo focalizzata e aperta, e ci libera.
Gli elementi fondamentali:
– Essere. Perché la consapevolezza parte dall’essere e perché quell’essere poi fa, ed è importante fare ciò che per noi ha valore e ci dà un senso;
– La lucidità. L’intreccio tra eventi esterni, interni, la nostra lettura delle cose; accorgersi che la nostra è sempre una lettura e più la mettiamo a fuoco lucidamente, meno sarà distorta. O almeno vedremo quando e quanto è distorta.
– Lo spazio. Quando siamo completamente occupati dalla sofferenza, non c’è spazio. E lo stesso quando non vediamo alternative, quando non ascoltiamo, quando la nostra visione si fissa su un singolo aspetto. Quando siamo solo la persona in difficoltà e non c’è spazio per esserci allo stesso tempo di supporto.
– La libertà. Quando siamo consapevoli, siamo liberi. Restano i problemi, restano le faccende che ci fanno soffrire, ma ci possiamo muovere, fare qualcosa di creativo, di utile, o almeno scegliere di soffrire il meno possibile.
Sembrava impossibile fino a qualche anno fa. Quando la sofferenza era troppa e non solo prendeva tutto lo spazio, ma traboccava. Eppure di sessione in sessione, di momento in momento, lo spazio si è creato. Nuove possibilità, uno spazio vitale, lo spazio per poter vedere anche gli altri.
Hanno detto: “Da ogni parte c’è la luce di Dio”.
Ma gridano gli uomini tutti: “Dov’è quella luce?”
L’ignaro guarda da ogni parte: a destra, a sinistra. Ma dice una Voce:
“Guarda soltanto, senza destra e sinistra”.
Rumi