Vietato dire "bene" o "male"

Spesso chiedo alle persone che partecipano ai gruppi di cosa hanno bisogno; uno degli argomenti più affascinanti e difficili - e che sono richiesti più spesso - sono le emozioni.  

Come “gestirle”, come “controllarle”. Di solito le domande vanno verso questi aspetti. 

Tante sono le teorie e tanti e interessanti gli studi per approfondire, ma ieri mi è venuto in mente che forse la cosa più utile di cui rendersi conto è cosa sono le emozioni, per noi. 

Fermatevi e osservate, ripensate a un momento recente in cui avete sentito un’emozione (piacevole o spiacevole). Di cosa era fatta? Come era fatta?  

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Gli elementi emersi subito, ieri sera: 

– sentiamo delle sensazioni nel corpo (di cui alcuni sono consapevoli, altri meno, altri quasi per niente);

– c'è una spinta a fare qualcosa (chi non sente le emozioni “prima” nel corpo, si accorge che c’era un'emozione “dopo”, quando ha già agito); 

– in pochi hanno notato che ci sono dei pensieri. Interessante;

– le emozioni sono collegate al sentirsi pienamente vivi

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Ho avuto come l'immagine di persone che si muovano bendate o al buio in una stanza piena di oggetti, una stanza in cui non si sa cosa c’è

Sentiamo qualcosa che non ci diamo il tempo di ascoltare meglio, agiamo di fretta perché l’impulso ci dice che è urgente, i pensieri ci raccontano storie che non abbiamo il tempo e il modo di verificare. 

Però ci muoviamo, facciamo cose, che hanno delle conseguenze. 

Oppure quello che cerchiamo di fare, nel caso di emozioni spiacevoli, è non sentirle: non ti arrabbiare, non essere triste e via dicendo. Funziona? E quando funziona, cosa ne è della nostra vitalità? 

Ripensate ora alla vostra emozione: 

Quali erano le sensazioni nel corpo? Quali erano i pensieri? C’era la spinta a fare qualcosa? Cosa? 

I pensieri erano veri? 

Quello che l’emozione vi voleva far fare subito, era qualcosa di utile? 

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La Mindfulness ci può permettere di fermarci (lo so che l’emozione dice che è urgente agire, fa parte del suo mestiere, ma è vero?), osservare, cercare le parole per descrivere, permettere al cervello di tornare a lavorare integrato e non essere più sotto scacco della parte emotiva, e scegliere cosa è più utile fare. 

La parte più interessante: se ci fermiamo e ascoltiamo e osserviamo, dalle emozioni possiamo trarre tantissime informazioni:

Cosa di preciso mi ha dato così fastidio, in quella situazione?

Di cosa ho avuto paura, in particolare?

Qual è l’aspetto che più mi ha reso felice? 

e tante altre sfumature che rischiamo di non cogliere e possono indirizzare al meglio le nostre azioni. 

Come sto? E non bastano un “bene” o un “male”. Quando siamo interessati e curiosi, c’è sempre molto molto molto di più. 

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Mi fa male o mi fa crescere? E altre utili domande.

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